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CLINICA MOBILE
Il 23 Aprile 1972 nasce a Imola la prima 200 Miglia, DAYTONA d’EUROPA.
Quella emozionante gara ideata da Checco Costa fu vinta da Paul Smart con la Ducati. Lo stesso Checco Costa, Presidente del Moto Club, volle per questa importantissima manifestazione un’assistenza medica adeguata e d’avanguardia rispetto a tutte le organizzazioni precedenti nazionali e internazionali. Affidò al figlio Claudio, laureato in medicina nel marzo del 1967, questo impegnativo compito che fu portato a buon fine con l’aiuto del Dr. Giancarlo Caroli, valente rianimatore dell’Istituto Rizzoli di Bologna, e dell'indimenticabile Dott. Giuseppe Russo.
Comparve così per la prima volta nel teatro delle corse motociclistiche il medico rianimatore, il medico capace di sconfiggere la morte. Tutti i piloti capirono questo nuovo insostituibile tipo di soccorso e apprezzarono questo nuovo gruppo specializzato e pieno d’amore nello svolgere l’azione di soccorso e vollero questi medici in tutte le gare del motomondiale.
E la storia ebbe inizio. Per cinque anni (1972-1976) il Dr. Claudio Costa con il suo gruppo, equipaggiato con cassette di Pronto Soccorso, seguì le gare del motomondiale. Ma tale assistenza rimaneva inadeguata anche perché a quei tempi la medicina che si interessava delle gare di motociclismo era primordiale e molto carente di uomini e mezzi, tanto che i piloti si soccorrevano a vicenda.
Si sviluppò così nel 1976 l’idea di creare un mezzo mobile, vero e proprio piccolo ospedale viaggiante, che si potesse prendere cura, con i suoi medici e personale specializzato, dei piloti, prima, durante e dopo le gare. E non solo dei piloti, ma anche di tutti quelli che abitavano nel mondo di un Gran Premio di Motociclismo. Nacque la prima Clinica Mobile creata con il generoso aiuto della AGV Helmets e del Moto Club Santerno di Imola.
La Clinica fu dedicata a tutti i piloti di motociclismo.
Il 3 Febbraio 1977 a Bendor, piccola isoletta prospicente alla cittadina di Bandol situata sulla Costa Azzurra nei pressi del circuito di Le Castellet, Paul Ricard, fu presentata alla stampa nello stesso giorno che Checco Costa gemellava la sua splendida 200 Miglia di Imola con quella francese del Moto Journal.
Il 1 Maggio 1977 fu il giorno dell’esordio del piccolo ospedale mobile al Salzburgring (Austria).
Fu un battesimo di fuoco. Nella classe 250 caddero nella curva più veloce e pericolosa del circuito (curva Fahrerlager) contemporaneamente 5 piloti: Uncini, Ceccotto, Braun, Fernandez e Stadelman, che si ferirono molto gravemente, tanto che le ferite riportate da Stadelman furono fatali al pilota tedesco.
I medici della Clinica Mobile si precipitarono senza esitazione sul luogo del disastro, braccati e addentati dai cani dei poliziotti a guardia del bordo della pista e salvarono la vita a Franco Uncini, trovato esanime a terra senza più respirazione e aiutarono tanto, tantissimo Ceccotto, Fernandez e Braun che tornarono in breve tempo incredibilmente in sella alla moto.
Una vita umana salvata consacrò l’esordio e l’insostituibile valore della Clinica Mobile nel mondo dei motociclisti.
178 piloti furono curati e aiutati in quell’anno nel novero di 1287 prestazioni complessive.
Fra i 178 piloti infortunati grande emozione suscitò il soccorso a Philippe Coulon a Anderstorp in Svezia. Il pilota svizzero fu salvato dai medici e dalle apparecchiature della Clinica Mobile, e in ospedale dalla medicina svedese. Da allora Philippe Coulon ed i giornalisti svizzeri chiamarono la Clinica Mobile “Bon Dieu”. Nel 1978 le prestazioni della Clinica Mobile furono 1486 con 177 piloti infortunati, nel 1979, 1523 con 192 piloti infortunati e nel 1980, 1897 con 227 piloti infortunati.
Nel 1978 i medici rianimatori del Circuito di Imola e la Clinica Mobile salvarono la vita a Michel Rougerie.
Emozionanti i soccorsi a Virginio Ferrari, salvato a Imola il 12.05.79 dall’indimenticabile Dr. Beppe Russo e a Le Mans il 02.09.79 quando fu massacrato dalla sua moto alla curva Garage Bleu mentre tentava di conquistare il titolo mondiale.
Nel 1981 nacque la seconda Clinica Mobile con l’aiuto della Federazione Motociclistica Italiana, e forse ancor di più con l’aiuto dell’Avv. Francesco Zerbi. Il Presidente si innamorò di quest’opera fin dai primi momenti dimostrando vera umanità e responsabilità per quel mondo che sarebbe andato a guidare di lì a poco sportivamente e politicamente.
La seconda Clinica Mobile presentava delle dimensioni superiori alla precedente con la presenza contemporanea di due letti.
Il lavoro annuale svolto dal 1981 al 1987 nella Clinica Mobile 2 aumenta sensibilmente, si superano le 3000 prestazioni complessive ed il numero dei piloti infortunati e curati annualmente è di circa 300.
Nel 1982 durante la 200 Miglia di Imola, Graziano Rossi cade al curvone prima della Tosa. Il medico rianimatore “guardiano” di quella curva, Carlo Cozza, con una pronta ed efficace rianimazione infonde respiro e circolo al pilota che trasportato alla Clinica Mobile ritorna alla vita … e a fare il padre di Valentino che, piccolissimo, in quel giorno stava con la mamma ai box.
Nel giugno del 1983 durante il Gran Premio di Assen, Franco Uncini viene investito da Wayne Gardner riportando un trauma cranico spaventoso e per circa un mese lottò tra la vita e la morte, dapprima nell’ospedale di Groningen, Olanda, poi nell’Istituto Rizzoli di Bologna, da dove uscì guarito.
l 21 Maggio 1988 nasce la terza Clinica Mobile.
In quella giornata piena di emozioni, i padrini prescelti per l’inaugurazione: Giacomo Agostini, Kenny Roberts, Franco Uncini e l’avvocato Francesco Zerbi, allora Presidente della Federazione Motociclistica Italiana, tagliarono il nastro tricolore e così la 3° Clinica Mobile cominciò la sua storia intitolata a tutti i motociclisti.
Ma il padrino virtuale, in quel giorno, fu il campione del mondo della 500 Wayne Gardner che inaugurò la nuova Clinica Mobile curandosi le tante fratture (cinque, al piede destro) riportate qualche giorno prima durante un allenamento. All’indomani Wayne Gardner arrivò secondo e con le lacrime agli occhi per il dolore e la gioia regalò alla Clinica Mobile il premio in denaro che gli spettava con il secondo posto in classifica.
La 3° Clinica Mobile prima di partire per assistere alle restanti prove del Campionato del Mondo 1988 passa per Roma dove il Papa Giovanni Paolo II la visita con i suoi prelati e la benedice.
La seconda Clinica Mobile, quella creata nel 1981, prende la via per raggiungere altre manifestazioni motociclistiche e dal 1990 diventa il piccolo ospedale viaggiante del Campionato Superbike diretta dal Dr. Massimo Corbascio.
Il Campionato del Mondo Superbike vive grazie alla passione degli Ing.ri Maurizio e Paolo Flammini che operano con l’aiuto di Roberto e Renata Nosetto. Nel 1997, con la creazione della 4° Clinica Mobile, la terza sostituisce la seconda nel Campionato del Mondo Superbike.
La 3° Clinica Mobile è costituita da 5 sale con tre lettini e con la sua equipe svolgerà una mole di prestazioni incredibile: circa 4000 all’anno.
Nel 1996 in 15 Gran Premi con 199 partecipanti (incluse le wild cards) si sono registrate 579 cadute. Considerando, inoltre, che le sole prestazioni di fisioterapia (massaggi, riabilitazione, uso di macchine, laser, magnetoterapia, ultrasuoni, elettroterapia, elettroanalgesia) hanno superato in quell’anno le 2000, delle 7000 totali, si è resa necessaria la costruzione della 4° Clinica Mobile con un aumento dei letti di assistenza da 3 a 5 e del numero dei fisioterapisti ad alta specializzazione nello sport motociclistico. L’annuncio di questa intenzione, e il contatto con l’impresa costruttrice Franzisella di Varese, fornitore della scuderia Ferrari Corse F1, avvenne verso la fine del 1996 a Eastern Creek, in Australia, dove il Dr. Costa annunciò questa intenzione a Mick Doohan, Kevin Schwantz e Wayne Rainey
Sempre nel 1996 viene ufficializzata la figura del Medical Director che da circa 5 anni operava nei Gran Premi del motomondiale. Il Medical Director è quel medico esperto nell’organizzazione del sistema di soccorso operativo negli autodromi. E’ quella figura che prima di ogni gara collauda, prova, modifica e migliora i movimenti del soccorso e la professionalità degli addetti ai lavori. E’ responsabile, nella sala direzione gara, del coordinamento del pronto intervento, della sua corretta esecuzione e si prodiga per il buon fine delle operazioni Durante le gare e le prove il MD (Medical Director) deve prendere importanti decisioni.
La più difficile è quella di lasciare libero il pilota di continuare le prove o fermarlo per un controllo medico al Medical Centre dopo una caduta. Questo è un lavoro di grandissima responsabilità che è stato finora ben svolto. E’ facile però capire quanto sia difficilissimo prendere tale decisione. E’ vanto ed orgoglio che i Medical Directors siano stati scelti dal gruppo dei medici della Clinica Mobile. I medici capaci di svolgere impeccabilmente questa missione sono il Dr. Claudio Macchiagodena ed il Dr. Ruggero Mattioli e il Dr. Mauro Vivoli che con il Dr. Corbascio svolge l’attività di Medical Director nella Superbike.
Il Dr. Mauro Vivoli è stato inoltre responsabile dell’organizzazione del pronto intervento medico nella gara di Formula Uno all’autodromo di Imola nell’anno 2000. Il Dr. Vivoli ha svolto questo difficile ed impegnativo compito aiutato dal contributo insostituibile dell’ ASL 23 di Imola che ha siglato, fra le altre iniziative, una convenzione con la Clinica Mobile.
Ufficialmente la Clinica Mobile venne presentata il primo maggio 1997 a Jerez, Spagna. Il padrino dell’inaugurazione fu il pilota più legato, per la sua storia, alla Clinica Mobile e al Dr. Costa, Mick Doohan.
Il visitatore più prestigioso in quella giornata fu il Re di Spagna Juan Carlos, accompagnato da Carmelo Ezpeleta, presidente della Dorna .
Durante quell’incontro il Dr. Costa, emozionato, apostrofò il re di Spagna con queste parole “Maestà, noi con questa clinica cercheremo di trasformare la sofferenza in felicità, ma non ci riusciremo sempre, mentre Lei con il suo illuminato governo ci riuscirà sempre per la Spagna e per il mondo “.
Quando nella vita capita che tutto ci crolli addosso e sembra impossibile scostare le macerie e uscirne, incredibilmente nasce dal fondo dell’animo una forza insperata, sconosciuta fino a quel momento alla fioca luce della ragione.
Solo quando si cade in un abisso di sofferenza si conosce, in quei momenti terribili, di quanto è capace il cuore degli esseri umani. Nel fondo dell’orrore l’uomo conosce se stesso e sprigiona le ricchezze immense che hanno regalato all’umanità le opere più belle.
Dalle macerie gravate di morte, la luce del cuore all’inizio comincia a filtrare, poi, come per magia, riesce a scostare i macigni e a splendere sempre più. Nasce l’arte come arma insostituibile per sconfiggere il dolore.
Forse la creazione della 5° Clinica Mobile somiglia ad una forma d’arte, una creazione per ricompensare gli eroi del motociclismo per averci insegnato che il dolore può essere sconfitto e che al mondo artificiale e senza senso della società di oggi può esserci di un mondo che, pur avversato dalle stesse macerie, si distacca da quello collettivo per avere un senso vero e profondo.
La “follia” è talvolta la vera saggezza.
I sogni degli eroi si frammentano nelle stelle del cielo. Un cielo che ci ricopre, dandoci speranza nel dolore e le cui innumerevoli luci ci guidano su un sentiero che porta forse all’eternità.
La quinta Clinica Mobile nasce come casa che abbiamo donato agli eroi del mondo mitologico del motociclismo.
Il 2 maggio 2002, sempre a Jerez de la Frontera dove era stata presentata la sorella minore, il mondo del motociclismo ha assistito all’inaugurazione della nuova Clinica Mobile. Ancora una volta, il padrino di quell’avvenimento è stato Mick Doohan, il pilota che ha legato le sue leggendarie gesta a quelle della Clinica Mobile.
Insieme a lui, Kenny Roberts e Franco Uncini e Wayne Rainey hanno fatto rivivere la nostalgia di un passato che nessuno mai dimenticherà.
Così è stata inaugurata la quinta Clinica Mobile del motociclismo, l’altare che celebra la storia degli eroi, il luogo dove le ferite sono il bastone per correre sul sentiero del coraggio.
La Clinica Mobile è il tributo per queste gesta ed è per questo che il suo tempo non finirà mai.
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