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. integrazione e fisioterapia |
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Running - maratone estreme: Pugolotti prepara laTransharienne 2009
Quando si pensa alle corse podistiche estreme si è portati a pensare che sono tutte uguali. Dure, e difficili ma una volta concluse una, due o tre gare riuscendo a terminarle in modo dignitoso si pensa che sia tutto facile e scontato. Per me non lo è per niente. Niente è scontato. Ho corso più di mille chilometri tra Sahara, Akakus, Gobi e Artico, ma io provo ogni volta la stessa emozione, la stessa paura e la stessa tensione prima di una gara. E’ davvero un impegno forte ed estremo. Io non so se riuscirò a superare i 260 chilometri che mi aspettano nella 1° edizione della Transharienne, corsa in tappa unica nel Sahara dell’Algeria, non so che effetto avranno i tremila metri di dislivello positivo ed altrettanti, di dislivello negativo, che mi aspettano sul massiccio di Hogar. Ma è per questo che vado là. Se fosse scontato, se non avessi paura, se sapessi che potrei arrivare al traguardo con facilità, di sicuro, non ci andrei. Più volte mi hanno proposto di rifare le gare a cui avevo già partecipato, ho accettato a malincuore una volta e non lo rifarò più. La sfida è bella se è totale. Se è difficile, se è nuova, se mi sembra impossibile.
Per la prossima corsa in Algeria che parte da Tamanrasset il prossimo 15 Marzo ho cambiato in parte il modo di allenarmi. Più varietà nel piano di corsa giornaliero. Più fantasia nel cercare allenamenti alternativi che mi facciano anche divertire e non solo soffrire. Le ore di allenamento sono all’incirca 10/11 alla settimana ma vario continuamente i tracciati, cerco di inserire all’interno del programma giornaliero variazioni sul tema della corsa. Cerco insomma di farmi piacere ancor più il mio sport, senza farlo diventare un appuntamento quotidiano con la fatica.
Ho provato in questi ultimi mesi nuovi materiali, come scarpe, maglie e un nuovo tipo di zaino. Niente di rivoluzionario, ma cerco di migliorare in piccoli dettagli facendo tesoro dell’esperienza maturata andando su e giù per i deserti. Non ho cambiato quasi nulla dell’aspetto alimentare, ancor più nell’utilizzo dei prodotti Kiron. Oltre agli integratori, utilizzo molto frequentemente gli impacchi di Argea Kiron, che trovo alla fine quasi miracolosi. Almeno questo è l’effetto che provo dopo aver applicato per almeno un paio d’ore l’Argea sulle gambe. Dopo essersi lavati una volta tolto l'impacco sembra di rinascere. L’ho usata in gara, ma ancor più in allenamento.
Se per l’alimentazione e l’apparato motorio ci sono prodotti che possono migliorare la qualità della vita sportiva, non è così per l’aspetto mentale, che rimane un’oasi dove bisogna assolutamente trovare risorse e motivazioni dentro di sé.
Sono fortemente motivato, sono entusiasta di partire, ho voglia di essere là al via di questa sfida che passa sul massiccio dell’Hogart. Una linea immaginabile mi lega a quelle piste su cui andrò a misurare la mia voglia di sfida estrema.
Dopo il deserto del Gobi ho avuto bisogno di parecchio tempo per farmi ritornare la voglia di affrontare una nuova sfida. I miei piedi malandati, la stanchezza e la fatica di quella gara avevano creato una sorta di difesa mentale. Ho aspettato con pazienza senza forzarmi che mi ritornasse quella carica interiore che sento prima di una sfida. L’ho aspettata con pazienza perché mi conosco e so che questo rappresenta la migliore garanzia per affrontare una corsa di 260 km in linea con un passaggio sul punto più alto nel deserto algerino a 2850 metri.
Vi terrò aggiornati e invierò le miei impressioni dopo aver vissuto dal vivo la corsa.
Un grande abbraccio
Giuliano Pugolotti
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