Hai appena subito un intervento di ricostruzione del legamento crociato anteriore, comunemente noto con la sigla LCA, e probabilmente ti starai chiedendo se potrai tornare all’attività sportiva e, se sì, in quale misura.

Cominciamo col darti qualche statistica. Si stima che di coloro che affrontano una ricostruzione del legamento crociato anteriore, solo il 60% torna alla precedente attività agonistica. Curiosamente, dai dati UEFA, appare che, dei calciatori professionisti che subiscono questo intervento, il 90% torna a svolgere attività sportiva agonistica ai livelli precedenti l’infortunio. Per comprendere meglio la ragione di questa statistica è necessario parlare degli step necessari a una corretta riabilitazione post-operatoria al legamento crociato.

Prima degli anni ’90, la riabilitazione post-operatoria al legamento crociato prevedeva lunghi periodi di riposo che si esaurivano con una considerevole diminuzione delle funzionalità dell’articolazione (rigidità del ginocchio, completa estensione limitata, recupero della forza tardivo, dolore persistente alla parte anteriore del ginocchio). Proprio in quel periodo prese piede un nuovo set di istruzioni utili alla riabilitazione post-operatoria al legamento crociato e, tra di esse, comparivano attività quali l’estensione completa del ginocchio fin dal primo giorno post-operatorio e il carico/appoggio immediato, in base alla resistenza del paziente. Ad oggi questi sono considerati step imprescindibili per una corretta riabilitazione.

Curiosamente, nell’approccio moderno, la tempistica è un parametro secondario, dedotto statisticamente. La base del recupero post-operatorio al legamento crociato riguarda il corretto raggiungimento di obiettivi impostati, di volta in volta, dal personale medico e fisioterapico che ti assiste.

Il primo step si intende raggiunto con la riacquisizione dello schema del passo, banalmente: la corretta camminata. Questo aspetto è centrale nell’iter della riabilitazione post-operatoria al legamento crociato, dal momento che tutti i pazienti si chiedono, come prima cosa, quando potranno camminare senza stampelle. Questa fase è importante per due ragioni: la prima, perché riguarda il raggiungimento dell’estensione del ginocchio che il paziente vantava prima dell’infortunio e, internamente, si traduce nell’estensione del legamento che è stato ricostruito; la seconda ragione riguarda il recupero articolare del ginocchio, per il quale è necessario un periodo di riadeguamento funzionale. Questa prima parte si svolge prevalentemente in piscina.

Parallelamente a questa fase, si può cominciare a lavorare sulla forza dei distretti muscolari coinvolti nella camminata e nella corsa. Di essi, la maggior parte ha necessità di essere riattivata, vuoi perché coinvolta direttamente nell’operazione (è il caso dei flessori adduttori intrarotatori della coscia, che hanno subito il prelievo biologico in fase operatoria), vuoi perché particolarmente debilitata nel post-intervento (come accade per il vasto mediale).

All’ultima fase si giunge dopo approfonditi test sulla tenuta muscolare e sulla forza relativa tra la gamba operata e quella sana. In presenza di un sostanziale equilibrio, la riabilitazione post-operatoria al legamento crociato può proseguire sul campo.

Il processo post-operatorio del legamento crociato anteriore può avvenire a seguito di tre differenti procedure operatorie. Per ciascuna di esse vi sono controindicazioni o in fase di riabilitazione o in termini di completo recupero delle funzionalità del ginocchio operato. Vediamole insieme:

Ricostruzione per mezzo di tendini da semitendinoso e gracile

Si tratta del tipo di operazione più diffuso negli ultimi anni. Per ricostruire il legamento si utilizzano i tendini di due muscoli flessori della coscia. Le controindicazioni riguardano i tempi di recupero, che saranno dettati dalla riacquisizione delle funzioni da parte dei muscoli flessori.

Ricostruzione per mezzo di tendine rotuleo

Questo tipo di operazione, come suggerito dalla terminologia utilizzata, recupera un tendine dalla rotula attraverso una cicatrice di circa 5 centimetri. Associato a questa operazione c’è il consistente rischio di indebolire l’apparato estensore del ginocchio e, in fase di riabilitazione, carichi eccessivi potrebbero portare infiammazioni a carico dei tendini dei muscoli della gamba operata.

Ricostruzione per mezzo di allograft

Questo è il caso in cui non si tratta propriamente di ricostruzione ma di innesto di un legamento da parte di un donatore. Il tendine innestato con funzione legamentosa proviene da un tendine d’Achille o da un tendine rotuleo ceduti da un donatore. Il fatto di non recuperare il tendine sostitutivo dal paziente ha il vantaggio di poter contare su un percorso riabilitativo lineare e massimamente prevedibile.

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